Le elezioni presidenziali in Francia, parte II: il risultato incerto del secondo ballottaggio

Undici giorni al secondo ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi, che andranno a decretare chi tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen sarà il Presidente per i futuri cinque anni. 48,7 milioni di elettori registrati saranno chiamati alle urne per eleggere il partito vincente. La vittoria è tutt’altro che scritta: da un lato, La République En Marche deve garantire il notevole distacco mostrato al primo exit poll; dall’altro, Rassemblement National ha la pretesa di cercare altrove nuovi elettori da portare a sé per superare Macron. Entrambi hanno un unico compito e obiettivo: avvicinare al proprio partito un elettorato tutt’altro che stabile, come dimostrato anche nella prima parte di questi articoli dedicati alle elezioni presidenziali. 

È una nuova campagna che si apre”, ha subito dichiarato Macron dopo l’annuncio dei risultati del primo turno, esortando le sue “truppe” a continuare la battaglia e a “non risparmiare sforzi durante i prossimi quindici giorni”. Un appello che, ovviamente, mira a scongiurare il – possibile – rischio di un incidente la sera del 24 aprile. È un Macron, da un lato, sicuramente sollevato rispetto i sondaggi pre-elettorali, che lo mostravano seguito da molto vicino da Marine Le Pen. I tre punti in più rispetto al 2017 e il distacco del quattro percento avvicinano certamente la possibilità di vittoria, ma il rischio non è da sottovalutare, anzi. La soddisfazione e il respiro di sollievo rivelatosi dopo la prima exit poll non ha nulla a che vedere con la sfida che ora deve affrontare il presidente uscente: il suo avversario è lo stesso di cinque anni fa, ma l’equilibrio di potere si è nettamente evoluto. L’obiettivo necessario, in primis, è quello di continuare la ricomposizione politica iniziata nel 2017, accogliere a sé i leader di destra e sinistra nello stesso blocco centrale, aprendo le braccia ai repubblicani di ogni tipo: “Voglio rivolgermi a tutti coloro che vogliono lavorare per la Francia, al di là delle differenze, un grande movimento politico di unità e di azione”, con il fine che gli elettori facciano riferimento alla sua candidatura in un fronte comune per bloccare l’estrema destra. 

Non solo questo, però. Il più grande “bersaglio” del LREM è l’elettorato del partito posizionatosi al terzo gradino del podio, l’LFI di Mélenchon. Le varie dichiarazioni dell’entourage di Macron parlano chiaro: mobilitare gli elettori di sinistra, far in modo che essi non votino per Marine Le Pen. È un complicato equilibrio quello che il presidente uscente deve riuscire a perseguire: portare avanti il proprio progetto di progresso senza ignorare ciò che potrebbe irritare gli elettori di sinistra. Ciò equivale, per esempio, a valorizzare la proposta volta a stabilire una pensione minima di 1.100 euro, senza porre troppa enfasi su quella di posticipare a 65 anni l’età pensionabile. “Tutti contro Le Pen” o “Tutti con Macron”? Questa è la scelta. Se la seconda darebbe una maggiore legittimità per governare, la prima sembra essere quella più plausibile a continuare per altri cinque anni a governare il territorio di Parigi. 

Sul fronte opposto, anche Marine Le Pen ha insistito sul fatto che il secondo turno sarà “una nuova elezione” piena di promesse. Questa volta, nessuna promessa esplicita di “Frexit” o una rottura con la Corte europea dei diritti dell’uomo, ma una riscrittura radicale della Costituzione francese, quel raffinato meccanismo a orologeria tutt’altro che intoccabile. Una radicalizzazione non molto “nascosta”, con l’obiettivo principale di impedire all’immigrazione di “cambiare la composizione e l’identità del popolo francese”, erigendo – secondo molti esperti – discriminazione e xenofobia in principi costituzionali dietro il grande slogan dello “droit du sang” (il “diritto di sangue”). Una “specie di colpo di stato”, secondo il costituzionalista Dominique Rousseau. Una controrivoluzione che, al di là del proprio ideale politico, piace ai francesi e piace sempre più anche al resto dell’Europa. Una vittoria di Marine Le Pen non solo allineerebbe la Francia alla prospettiva ungherese o polacca, ma potrebbe portare anche alla vittoria di altri partiti “simili” in tutto il Vecchio Continente. E questo, Giorgia Meloni lo sa bene. 

Emmanuel Macron. Marine Le Pen. Fra undici giorni sapremo quale sarà il futuro non solo della Francia, ma di tutta l’Europa. Due programmi differenti, due personalità sotto molti aspetti opposte. Non è una semplice elezioni, non è una riconferma di Macron o il passaggio di testimone ad un successore. È il momento della verifica della direzione dell’Europa: un “continuum macroniano” o una radicale trasformazione “di destra” del panorama politico. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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