L’espansione russa in Africa

Dopo trent’anni di massiccio disimpegno a seguito dello scioglimento dell’Unione Sovietica, è in Sudan che nel 2017 è iniziata la grande saga del ritorno della Russia in Africa. Cinque anni in cui, tipico di Mosca, la Federazione ha cercato di imporre controlli militari in quei Paesi dilaniati dalla crisi, supportando talvolta governi dittatoriali e compromessi dalle azioni intergovernative. 

Iniziando dal Sudan, passando per la vicina Repubblica Centrafricana, negli ultimi anni si è concentrata sul Mali, da anni in crisi nei rapporti con la Francia. Tutti esempi di governi in situazioni drammatiche, sull’orlo del baratro e con la necessità di “migliorare” i propri rapporti con la loro popolazione. 

Prendiamo come esempio il primo Stato d’invasione russa, il Sudan. Il fallimento del progetto di “transizione democratica” ha evidenziato gravi e troppe fragilità, di fianco ad una grave crisi economica e il riemergere di rivalità intracomunitarie, dando spazio per l’egemonia della componente militare. L’instabilità statale ha permesso l’inizio della cooperazione con la Russia, cominciata con le forte richieste del dittatore Omar Al-Bashir, preso di mira da due mandati di cattura per crimini contro l’umanità e genocidio emessi dalla Corte penale internazionale nel 2010. Nonostante la successiva caduta di Al-Bashir e la rivolta popolare del 2019, il nuovo consiglio di sovranità ha voluto mantenere stretta questa partnership, coronata un anno dopo con la costruzione della prima base militare russa in Africa dallo scioglimento dell’URSS.

È però in Mali che il Cremlino sta ponendo sempre più attenzione, prendendo in considerazione una nuova arma per regolamentare i rapporti nel Continente, la “lotta per l’informazione”, ovvero la battaglia delle opinioni soprattutto sui social network. La perdita di influenza della Francia, la quale sta cercando in tutti i modi di non perdere il controllo dell’ardore di cuori e menti dei locali, garantisce alla Russia di utilizzare questo nuovo sistema per “screditare la Francia” e permetterle di compensare i nettamente inferiori investimenti economici e aiuti allo sviluppo che Parigi annualmente concede allo Stato africano. 

Gli ingranaggi di questa “L2I” russa (“lotta di influenza informatica”) sono in parte noti, anche se Mosca non li propone né li conferma. Il primo pilastro di questa strategia consiste in un potente servizio di intelligence militare russo, con lo scopo di sviluppare attorno a sé una certa aura e influenza mediatica. Il GRU – nome di questo servizio di intelligence – effettua studi approfonditi sui media e sul pubblico, con modalità molto simile a quelle utilizzate in Guerra Fredda: l’obiettivo è quello di sedurre e reclutare attori locali, mostrando una pressione relativamente lieve, contornata però da azioni di intimidazione e corruzione per far tacere coloro che le sono ostili. “Corbeau News” e “Lo Tsunami” sono due testate mediatiche i cui siti sono stati chiusi per aver documentato e pubblicato i metodi e l’utilizzo di queste pratiche di controllo. 

La discreta efficienza che questo sistema ha portato all’influenza russa, non ha sicuramente evitato condanne e disapprovazione da parte degli altri Stati occidentali, specialmente quelli francesi, da anni in lotta col governo locale (articolo: “Mali, Africa: possibilità di una nuova Afghanistan”); la Russia avrebbe attuato in questi anni operazioni volte a diluire la comunicazione strategica di Parigi sui social network. Inoltre, secondo molte fonti a livello internazionale, i servizi russi utilizzerebbero regolarmente avatar pro-jihadisti che invocano alla contrapposizione con gli altri Stati europei. 

Sempre più forze straniere “giocano” alla conquista di sfere d’influenza, sfruttando spazi tecnologici sempre più determinanti verso una popolazione sempre più “mediatica” (articolo: “Internet è la nuova arma dei regimi africani”). L’invasione della Russia potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento strategico, che vedrebbe una nuova “Russafrique” sostenere la cosiddetta “Chinafrica” in una conquista territoriale e cospirazione anti-occidentale. 

 

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Arienti Stefano

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