Putin premerà il pulsante del nucleare?

Domenica 28 febbraio, il Presidente Vladimir Putin ha ordinato ai suoi militari di spostare le “forze deterrenti” russe verso una “modalità speciale di servizio di combattimento”; seppur le parole del capo di Stato risultino chiaramente ambigue e poco chiare, per “forze deterrenti” si intende anche l’utilizzo dell’armamento nucleare. Appare quindi un nuovo avviso alla NATO e all’Occidente, molto più diretto e pubblico rispetto a quello di una settimana prima, annunciando le dure conseguenze “mai viste prima” in caso di supporto europeo alle truppe ucraine. Quello che c’è da capire è se Putin sta – nuovamente – utilizzando il nucleare come deterrente o è veramente intenzionato a trascinare il mondo nella Terza guerra mondiale. 

Dal 1945, con le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, nessuna bomba atomica è mai stata sganciata per colpire e annientare una popolazione; dopo le quasi 200.000 morti in Giappone, nessuna vittima è stata provocata dall’utilizzo di armamenti nucleari. Bernard Brodie, nel 1946, ha sintetizzato il paradosso della rivoluzione nucleare: “Fino ad oggi lo scopo principale di tutto l’apparato militare è stato quello di vincere le guerre. Da oggi in poi lo scopo principale è quello di evitarle”; l’arma atomica è divenuta, dal momento stesso della creazione e primo e unico devastante utilizzo, un deterrente alla guerra, uno scoraggiare gli scontri tra grandi popolazioni e contenere le idee maniacali di Stati non democratici. La Guerra Fredda fu un “gioco” completamente basata su questa logica di minaccia esistente ma non utilizzabile, una costante paura di raggiungere uno scontro mondialmente distruttivo. Anche oggi, lo scontro russo-ucraino e le ultime dichiarazioni di Putin sembrano rispecchiare il bipolarismo passato di USA-URSS. 

Su questa stessa teoria si è posta l’Inghilterra, il cui segretario alla Difesa Ben Wallace ha affermato che la messa in allerta del presidente russo riguardo il dispiegamento di forze nucleari è un tentativo per distrarre le persone da “cosa sta andando storto in Ucraina”: la Russia è in ritardo con la sua invasione, di fronte ad una resistenza militare-popolare molto più forte rispetto a quella attesa. Putin, ha dichiarato Wallace, è stato costretto quindi a impegnarsi in una “battaglia retorica”, cercando di ricordare al mondo il possesso di numerosi armi nucleari e, quindi, di un deterrente. “Il presidente Putin saprà che qualsiasi cosa che coinvolga un’arma nucleare ha una risposta uguale o maggiore dall’Occidente”, ha terminato il suo discorso il Segretario inglese, consolidando tutto l’Occidente verso un comune gioco di deterrenza utilizzato attualmente dal presidente russo. 

Bisogna ricordare, però, che si è sempre di fronte a Vladimir Putin. Una valutazione della sua “follia” può andare in due direzioni diverse: da un lato l’utilizzo di un vocabolario dispregiativo dell’odio verso Ucraina e NATO che andrebbe a ricadere nella minaccia e – forse – utilizzo dell’atomica. D’altra parte, vediamo un ex ufficiale del KGB che potrebbe deliberatamente andare in “tilt” per fare ciò che nella strategia nucleare chiamiamo la “teoria del pazzo”: “Io la chiamo teoria del pazzo e voglio che credano che sia arrivato al punto di poter fare qualsiasi cosa pur di fermare la guerra”; la “madman theory” fu un’espressione coniata dal Presidente americano Richard Nixon e resa uno dei principi fondamentali della sua politica estera: come l’armamento nucleare, questa teoria si basa su una logica di deterrenza, prevedendo di intimidire il nemico annunciando reazioni enormemente spropositate e seguendo un comportamento, appunto, da “pazzo”.

Putin, quindi, potrebbe voler apparire volontariamente come “pazzo”, talmente ossessionato dalla conquista territoriale dell’Ucraina che potrebbe utilizzare qualsiasi forza e impiegare qualunque arma – anche quella nucleare – pur di raggiungere il suo obiettivo, ponendo in una situazione di totale instabilità il mondo Occidentale e fondare inimicizie anche nel blocco nemico.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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