Ramzan Kadyrov, lo scagnozzo di Putin

L’altro giorno eravamo a venti chilometri da voi nazisti, ora siamo ancora più vicino. Vi finiremo.” Sono queste le dure parole che qualche settimana fa il presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha annunciato dentro quello che sembrava essere un bunker sotterraneo nella cittadina di Gostomel, nei pressi di Kiev. Il video, rimbalzato sui media di tutto il mondo a partire da un gruppo Telegram, lo raffigura in tuta mimetica, circondato dai suoi fedeli uomini mentre discutono delle operazioni militari future, pronti ad assaltare l’Ucraina nel nome del loro “padrone”, Vladimir Putin. Alla dichiarazione di invasione della Russia, il fedelissimo dittatore aveva risposto “presente”, in una gremitissima piazza e con diecimila uomini pronti a partire. Il 16 marzo, però, Kadyrov è stato avvistato nella capitale cecena Grozny, in attesa di ricevere la visita del segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev: o mentiva sulla sua presenza in Ucraina, o è tornato indietro. 

La Cecenia è una Repubblica della Federazione Russa, la cui storia travagliata vede susseguirsi da decenni periodici ribellioni al potere centrale, sin da quando entrò a far parte dell’Impero russo nel 1873. Da questo momento in poi, la Cecenia provò in tutti i modi a staccarsi dalla madrepatria, ottenendo sempre una risposta contraria e violenta dagli Zar al comando. Nel 1991, sull’onda dell’indipendentismo di molte altre Repubbliche sovietiche, l’allora presidente ceceno Džokhar Dudaev dichiarò unilateralmente l’indipendenza dalla Russia. La contrarietà di Eltsin, però, convinse la Duma (Assemblea rappresentativa della Russia) ad inviare tre anni dopo quaranta mila soldati nella Regione, dando inizio alla prima sanguinosa guerra cecena. Nel 1999 gli scontri ricominciarono e una seconda guerra divampa all’interno del territorio. Da questo momento in poi, i russi non lasciarono più la Cecenia. I primi anni del nuovo millennio hanno visto un progressivo abbandono della guerriglia da parte dei miliziani e una netta pacificazione, garantita dalla presa di dominio della Russia e dall’attuale presidente Ramzan Kadyrov, fedelissimo di Putin e saldamente al comando dal 2007.

Il leader ceceno ha 45 anni, è al potere da quando ne aveva trenta. È conosciuto per essere una macchina da guerra, un irremovibile despota dal pugno di ferro. Nel 2016, un articolo di “Politico Europe” definiva Ramzan Kadyrov “la creazione più macabra di Vladimir Putin, un Golem politico che rimane servilmente fedele al leader russo ma che funge anche da costante e assillante promemoria di quanto possa diventare brutta l’autocrazia in stile Putin quando si va oltre il limite”. Sì perché Kadyrov ha ottenuto, in cambio della sua lealtà, mano libera per governare a suo piacimento la Cecenia, annullando senza discrezione lo Stato di diritto e ogni organizzazione per i diritti umani. Chilometriche liste accusano il presidente di abusi, scomparsa di oppositori, torture e persecuzione a specifiche classi societarie, principalmente quella LGBT. La politica in Cecenia non ha più alcun valore, e molti oppositori sono stati costretti alla fuga. È il caso, per esempio, di Tumso Abdurakhmanov, ex ingegnere della capitale e il primo ad organizzare una protesta di piazza contro il regime. Costretto a scappare in Svezia, oggi è perseguitato da Magomed Daudov, braccio destro di Kadyrov che ha giurato “vendetta di sangue” contro di lui. 

Il medesimo atteggiamento violento, dispotico e senza opposizioni, Kadyrov sta provando ad ottenerlo anche nell’attuale conflitto russo-ucraino, dai risultati, però, assai peggiori. Dall’inizio della guerra, il governatore ceceno ha provato a divenire un propagandista chiave dell’invasione di Putin, sfruttando la reputazione cecena come un popolo duro e combattivo. Spettacoli di truppe e selfie sui principali social network per incitare il continuo dei combattimenti, hanno fatto diventare Kadyrov un vero e proprio influencer. Rimane tuttavia ancora poco chiaro quale beneficio militare stiano effettivamente portando i combattenti ceceni del presidente. I servizi segreti ucraini continuano ad insistere sull’assenza cecena in prima linea, molto indietro rispetto al vero campo di battaglia e volenterosi di apparire piuttosto come “guerrieri di Instagram”. 

I combattenti ceceni e il presidente Kadyrov vorrebbero apparire diversamente, ma il Web continua ad ingannarli. Il “tour ucraino” del capo di Stato continua a rivelare falle e banali errori: immagini della propaganda russa, per esempio, lo ripresero compiere le preghiere del venerdì in una stazione di servizio “da qualche parte in Ucraina”; il logo sulla pompa di benzina ha rivelato, però, la filiale della compagnia petrolifera statale russa Rosneft che, sfortunatamente per Kadyrov, è stata liquidata e venduta in Ucraina nel 2018.

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Arienti Stefano

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