Trump 2024

Lui è la festa”. Così afferma Gary Schmitt dell’American Enterprise Institute (think tank conservatore) quando descrive la persistente onnipotenza di Trump all’interno del partito conservatore, un invulnerabilità difficilmente minacciata anche dal nuovo esponente del partito Mitch McConnell. Tutto questo nonostante l’assenza al governo da quasi un anno e soprattutto l’allontanamento dai social dopo l’assalto di Capitol Hill.

Da questa estate, dopo il crollo del gradimento verso Biden per via della ritirata delle truppe americane dal territorio afgano, in molti Stati degli US sono cominciati ad apparire post “TRUMP 2024”, notati anche dalla metà della popolazione che nel gennaio di quest’anno diede vita al “Democracy Day”, l’inizio dell’amministrazione Biden e la sconfitta repubblicana. 

Trump è stato ed è ancora la novità: in un mondo in cui per avere successo politico l’incursione “a gamba tesa” di un personaggio – considerato rivoluzionario – desta nella popolazione un senso di venerazione incondizionata e perpetrata nel tempo, nel 2017 l’ex presidente si è presentato come contestatore del ruolo americano di esportatore della democrazia. 

È lo spettro di una voglia popolare per il ritorno a quella lontana “Dottrina Monroe”, ovvero la predisposizione americana alla difesa dei propri valori da qualsiasi nemico esterno. 

Dall’altro lato, sembra mostrarsi una tendenza comune di insofferenza popolare dopo i primi errori di una nuova amministrazione: l’elogio alla democrazia di Biden, dopo quattro anni di protezionismo, sembra già essere terminato dopo i primi fatti di ambiguità del neo-presidente (Afghanistan e aumento migranti illegali sono alcuni degli esempi). È un fenomeno tutt’altro che limitato ai confini statunitensi, evidente nei sintomi di sfiducia verso tutte le istituzioni democratiche: secondo molti studi politici, se negli anni Cinquanta i partiti che avevano partecipato ad un governo uscente perdevano l’1,5% dei voti, oggi invece questa perdita raggiunge anche l’8% dei voti; è quindi oggi tipico vedere che chi vince un turno delle elezioni a quello successivo perderà una grande quantità di voti. 

La domanda è chiara: sarà possibile rivedere Trump al governo? Ovviamente per una risposta definitiva si dovrà aspettare il 2024 (a patto di un nuovo impeachment), ma quello che possiamo affermare con certezza è l’esponenziale “intolleranza” e ripugnanza mondiale verso i governi e le autorità inter-governative. 

Da queste considerazioni il futuro diventa ancora più spaventoso: in un mondo sempre più radicale ed estremo nei suoi modi di affermazione e imposizione, anche lo stesso Trump potrebbe “non essere più abbastanza”. L’ “American Dream” rimane protagonista di una Terra in cui le possibilità di svolta e cambiamento sono all’ordine del giorno. Attori, imprenditori o politici: non possiamo sapere da quale mondo arriverà il prossimo candidato alle elezioni, magari direttamente da un film di fantascienza. 

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Arienti Stefano

Arienti Stefano

Scopri altri articoli

Precedente
Successivo