Zelensky e la richiesta di aiuto a Stati Uniti e Germania

Il 16 e 17 marzo, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha offerto al Congresso americano e al Bundestag tedesco ricche citazioni, preoccupazioni e necessità su un maggior intervento fisico delle truppe europee e statunitensi. Sono stati due discorsi ricchi di “pathos”, tipici di un vero attore, caricati di nazionalismo e allo scopo di colpire l’animo degli ascoltatori. Queste richieste suonano come una non-resa, una voglia ucraina di continuare a combattere al di là dei morti e della crisi economica che tutto il mondo sta soffrendo. Non potevamo aspettarci altro da Zelensky, giustamente troppo legato al suo popolo e alla sua terra natia. 

Si è presentato in maglietta verde con una stampa del simbolo delle forze ucraina Zelensky il 16 marzo, presentando alla lontana America una lunga serie di motivazioni nazionaliste riguardo la necessità immediata di supporto. L’eroe moderno ha mostrato a tutti di essere un professionista della comunicazione, “tirando in ballo” nel suo discorso i grandi drammi della storia statunitense. “Ho un sogno. Queste tre parole ognuno di voi le conosce bene. Oggi io dico, ho un bisogno. Ho bisogno che proteggiate il nostro cielo.”; parafrasando le celebri parole di Martin Luther King, ha richiesto alla prima potenza mondiale una presa di posizione, una decisione importante e sicura sulla loro visione della guerra. Grandi emozioni e standing ovation hanno seguito il discorso durato una ventina di minuti, con immagini di guerra e bambini in lacrime che seguivano il flusso di parole di Zelensky. “L’11 Settembre succede ogni giorno, da tre settimane”, richiamando al diritto alla libertà, all’indipendenza e alla democrazia che gli americani hanno voluto riprendersi dal nemico terrorista; così l’Ucraina deve rispondere all’ingiustificata invasione della Russia. Non ha risparmiato nessuno, neanche il presidente Biden (il quale firmerà un extra di 800 milioni di dollari): “Tu sei un leader nella nazione, la tua grande nazione. Ti auguro di essere leader del mondo. Leader del mondo significa leader della pace”: leader può essere considerato tale solo se ha come obiettivo ultimo la ricerca della pace. 

Meno di ventiquattr’ore dopo, Zelensky ha fatto il suo ingresso (in via telematica ovviamente) nel Bundestag, il Parlamento federale tedesco, richiedendo maggiori aiuti per il suo Paese. “È difficile per noi vivere senza il sostegno del mondo, difendere l’Ucraina e l’Europa senza il vostro aiuto”. Le parole nei confronti della Germania sono molto più dire rispetto a quelle americane, molto più concrete: la condanna all’Europa rimarca la mancanza di supporto, il lasciare un Paese con sempre più “affari” con la NATO in balia della tempesta russa, di un Paese non libero e democratico e con l’obiettivo chiaro di annientare una popolazione dalla storia e dal pianeta. Ha ribadito la sua passata attenzione ai pericoli sul progetto del gasdotto Nord Stream 2, definendolo nuovamente come un “arma” e non come un disegno puramente economico. “Caro Cancelliere Scholz, distruggi questo muro! Sostienici!”, ha dichiarato l’ex attore, sottolineando l’inefficienza delle sanzioni contro Mosca che “forse non sono sufficienti”. 

Zelensky, il nuovo eroe del popolo, non solo quello ucraino, continua a sottolineare la necessità di continuare la guerra. La necessità di supporto di tutto il mondo per colpire e annientare la possibile “nuova Corea del Nord”. È una giusta insistenza, una pretesa chiara e convinta per proteggere un popolo costretto alla fuga, costretto alle armi e costretto a morire per proteggere la propria nazione. Le parole di Zelensky rimbombano nelle camere dei parlamenti, e danno ancora più eco al mito dell’eroe ucraino.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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